Non è mai abbastanza
Ci sono persone per cui nulla è mai abbastanza: attenzioni, tempo, amore e conferme sembrano svanire in un bisogno senza fine. Dietro l’insoddisfazione si nasconde spesso una profonda fame emotiva, capace di trasformare le relazioni in estenuanti prove. Perché il vero vuoto non può essere colmato dagli altri

Ci sono persone che, pur avendo superato da un pezzo l’età in cui si impara a camminare senza tenere la mano della mamma, continuano a vivere come se fossero ancora lì: con il biberon emotivo sempre pronto e la pretesa che qualcuno glielo porga con devozione. Sono gli eterni insoddisfatti, i campioni mondiali del “non è mai abbastanza”, quelli che trasformano ogni relazione in un test di resistenza psicologica per l’altro.
Il loro talento principale? Far sentire chi li circonda perennemente in difetto. Non importa quanto tu faccia, quanto ti impegni, quanto ti spremi: loro troveranno sempre un modo per farti capire che potevi fare di più. È un’arte, davvero. Una forma di manipolazione così sottile che spesso non te ne accorgi finché non ti ritrovi a chiederti perché stai correndo una maratona emotiva senza aver mai deciso di partecipare.
Queste persone hanno un superpotere: riescono a mascherare la loro fame di attenzione dietro un’apparente normalità. Non ti dicono “ho bisogno che tu mi guardi, mi ascolti, mi celebri e mi veneri ogni minuto della giornata”. No, troppo diretto. Preferiscono la versione deluxe: “se tu mi amassi davvero, lo capiresti da solo”. E tu, povero illuso, ci provi. Ci provi davvero. Ma ogni tentativo è come versare un bicchiere d’acqua nel deserto del Sahara: evapora prima ancora di toccare terra. Clamorosa la frase scioccante spesso sentita anche da me in anni di consulti: "ti accetto per come sei, anche se oggettivamente sei inferiore, e cosa chiedo in cambio? Solo ascolto! Solo ascolto!" Solo.
Comprati un bambolotto di silicone. Oppure sposati uno psicologo. Ma di quelli che non sprecano tempo a parlarti. Il bello è che non si accontentano mai. Se dedichi loro tempo, vogliono più tempo. Se gli dai attenzione, vogliono attenzione esclusiva. Se gli fai un complimento, vogliono un poema epico. E se osi avere una vita tua, un hobby, un momento di silenzio, ecco che scatta l’allarme: “non ti importa abbastanza di me”. È un copione che conoscono a memoria, recitato con la stessa intensità di un attore drammatico che ha appena scoperto di non aver vinto l’Oscar.
Nel frattempo, chi vive accanto a loro si ritrova a fare equilibrismi degni del Cirque du Soleil: da una parte il desiderio legittimo di respirare, dall’altra la paura di scatenare una crisi diplomatica internazionale perché ha osato prendersi mezz’ora per sé. È la famosa posizione “fra incudine e martello”, con la differenza che l’incudine parla e il martello piange.
E poi c’è la parte più ironica di tutte: queste persone non sono cattive, non sono maligne, non stanno complottando per distruggere la tua serenità. Sono semplicemente… rimaste indietro. Emotivamente, affettivamente, evolutivamente. Hanno ancora il bisogno infantile di essere al centro dell’universo, ma lo camuffano con una raffinata strategia: farti sentire inadeguato. Così, mentre tu ti chiedi cosa hai sbagliato, loro ottengono ciò che vogliono davvero: attenzione.
Alla fine, il loro motto è semplice: non è mai abbastanza.
E non lo sarà mai, perché il problema non è ciò che ricevono, ma ciò che non riescono a dare a sé stessi.
CRISTIAN