Demoni Moderni: Le Avventure Di Jezabel E Bihahl
Tra ironia e satira, le avventure di Jezabel e Bihahl raccontano il volto moderno della manipolazione. Tra false promesse, complimenti interessati e sfruttamento mascherato da amicizia, Jezabel scopre il proprio valore e spezza le catene. Una favola infernale che invita a riconoscere chi approfitta della nostra fiducia

Nel sottosuolo dell’esistenza, dove l’odore di zolfo si mescola a quello del caffè bruciato degli uffici open space, vivono due creature leggendarie: Jezabel, demone apprendista con ambizioni da influencer infernale, e Bihahl, capo supremo, manipolatore professionista, maestro indiscusso dell’arte di sfruttare il prossimo con un sorriso e un bonifico da cinque euro.
Jezabel è una creatura complessa: detesta essere sfruttata, lo dice a tutti, lo scrive sui muri dell’Inferno, lo posta sui social demoniaci con hashtag tipo #MaiPiùSchiava e #EmpowermentInfernale. Peccato che poi, quando Biahl la chiama con la sua voce melliflua, lei si sciolga come cera davanti a un fiammifero.
«Jezabel, mia cara, ho bisogno di te.»
E lei, già pronta con la borsetta e il tacco 12:
«Eccomi, Bihahl! Dimmi tutto!»
Bihahl lo sa: Jezabel non resiste a due cose.
La prima: sentirsi indispensabile.
La seconda: il denaro.
Ma non denaro vero, no. Quello sarebbe troppo onesto.
Lui le offre “riconoscimento professionale”, “apprezzamento amichevole”, “un contributo simbolico”.
Tradotto: una mancia travestita da premio di carriera.
E così Jezabel parte, missione dopo missione, a raccogliere anime dannate.
Non anime qualunque: anime confuse, anime disperate, anime che credono ai messaggi motivazionali scritti sulle bustine di zucchero.
Lei le attira con il suo carisma temporaneo, quello che dura giusto il tempo di un incantesimo mal riuscito.
«Venite con me, vi porto da Bihahl! Lui sì che vi capisce!»
E loro la seguono, come turisti ingenui che credono alla guida che promette “il vero Inferno autentico, non quello turistico”.
Bihahl osserva tutto dall’alto del suo trono di ego gonfiato.
«Brava, Jezabel. Sei unica. Insostituibile.»
E lei, con gli occhi lucidi:
«Davvero? Lo pensi davvero?»
«Ma certo. E ora vai a prendere altre anime. Per te ho in mente un futuro radioso.»
Un futuro radioso che, guarda caso, non arriva mai.
Finché un giorno, durante una delle sue missioni, Jezabel incontra un’anima particolarmente sveglia.
Una che la guarda e le dice:
«Ma tu perché fai tutto questo? Ti pagano almeno?»
Jezabel sorride, fiera:
«Mi apprezza molto. Mi dice che sono speciale.»
«Ah. Quindi no.»
E in quel momento, come un fulmine che colpisce un palo della luce già traballante, Jezabel capisce.
Capisce che non è ammirata: è usata.
Che non è rispettata: è conveniente.
Che non è una collaboratrice: è una pedina.
E che Bihahl non è un mentore: è un parassita con un ottimo ufficio marketing.
Torna da lui, finalmente lucida.
«Bihahl, ho capito tutto.»
E lui, con la solita voce melliflua:
«Ma cara, io ti ho sempre voluta bene.»
«Certo. Come si vuole bene a un bancomat che cammina.»
E così Jezabel si libera.
Non con una battaglia epica, non con un rituale, ma con la cosa più potente che un demone moderno possa fare:
smettere di credere alle bugie travestite da complimenti.
Morale?
Chi manipola l’amicizia lavorativa per mascherare la propria inferiorità non è un demone potente: è solo un povero diavolo.
E chi finalmente lo capisce… smette di portargli anime gratis.
Cristian