Diario di Bordo
Dai rigidi call center degli inizi all’era dei social e delle “fashion witch”, Cristian ripercorre trent’anni di cartomanzia tra disciplina, cambiamenti e sfide. Un viaggio che insegna una verità semplice: la cartomanzia autentica non vive di apparenza, ma di esperienza, responsabilità e cuore.

Quando ripenso ai miei trent’anni di cartomanzia, mi sembra di sfogliare un diario di bordo pieno di epoche diverse, come se il mio lavoro avesse attraversato stagioni, tempeste, porti sicuri e mari sconosciuti. Ogni fase ha lasciato un segno, un insegnamento, una cicatrice o una conquista. E oggi, guardando indietro, posso dire che la cartomanzia non è cambiata solo fuori: è cambiata dentro di me.
I primi anni li ho trascorsi nei call center antichi, quelle strutture rigide dove si lavorava con il fiato del capo sul collo, quasi letteralmente. Bastava una pausa troppo lunga, una parola fuori posto, un consulto che “durava troppo poco”, e subito arrivava la frusta metaforica. Era un ambiente duro, ma paradossalmente formativo. Lì ho imparato il mestiere vero: ascoltare in fretta, capire in profondità, mantenere lucidità anche quando la pressione era alta. Non c’era spazio per l’improvvisazione, né per la superficialità. Quelle mura, così strette, hanno forgiato la mia disciplina.
Poi è arrivato internet, e con lui un vento nuovo. All’inizio sembrava una liberazione: niente più capi alle calcagna, niente più orari impossibili, niente più rigidezza. Ma la libertà, come sempre, porta con sé anche il caos. In quel caos sono nati i personaggi che hanno cambiato il volto del settore: le e i cosiddetti fashion witch. Figure curate, scintillanti, perfette per i social, capaci di trasformare la cartomanzia in un’estensione dell’estetica personale. Un mix di estetista, influencer e dialettica dolcemente ruffiana. Non veri cartomanti, ma abili venditori di atmosfere.
Il problema non era la bellezza, né la modernità. Il problema era la finzione. La cartomanzia diventava un accessorio, un trucco scenico, un modo per attirare pubblico più che per aiutare anime. E così, mentre il settore si riempiva di luci e filtri, molti clienti iniziavano a sentirsi traditi, confusi, disorientati. Perché dietro la patina glamour mancava ciò che conta davvero: la profondità, la competenza, la verità.
Anche i siti di cartomanzia hanno seguito questa evoluzione. Prima erano strutture solide, quasi istituzionali: rigide, sì, ma affidabili. Poi si sono trasformati in spazi più liberi, più fluidi, più “umani”. Una libertà che ha permesso a molti professionisti veri di emergere, ma che ha anche aperto la porta a improvvisati, illusionisti, personaggi in cerca di visibilità. La solidità si è dissolta, sostituita da una sorta di mercato aperto dove tutto è possibile, ma non tutto è autentico.
E allora, cosa era meglio?
La verità è che ogni epoca aveva il suo valore e il suo limite. I call center antichi erano oppressivi, ma formavano professionisti veri. L’avvento di internet ha liberato, ma ha anche disperso. I siti moderni danno spazio all’individualità, ma spesso mancano di radici, di etica, di comunità.
Forse la risposta non sta nel passato o nel presente, ma in ciò che ognuno di noi sceglie di portare avanti. Io ho scelto di tenere con me la disciplina dei primi anni, la libertà della nuova era e la responsabilità di essere un punto fermo in un mondo che cambia troppo in fretta.
Il mio diario di bordo continua, ma una cosa non cambia: la cartomanzia, quella vera, non ha bisogno di filtri. Ha bisogno di cuore.
Cristian