Sulla dolcezza e dintorni
Una riflessione tagliente sulla dolcezza tossica: quella che consola senza guarire, anestetizza invece di liberare. Tra cartomanzia compiacente e verità scomode, l’autore smaschera il bisogno di illusioni e rivendica l’autenticità come unico atto davvero salvifico.

C’è una dolcezza che consola, e una che corrompe. Una che accoglie, e una che addormenta. E poi c’è quella dolcezza che si fa veleno lento, zucchero tossico per anime che non vogliono guarire. È la dolcezza che alcune donne o meglio, donnine, pretendono quando alzano la cornetta e chiamano un cartomante. Non cercano risposte, non cercano verità. Cercano una carezza finta, un abbraccio telefonico che le confermi nella loro eterna parte di vittime.
Non è un’accusa, è una constatazione. Perché se davvero volessero aiuto, accetterebbero anche la verità, anche quella scomoda. Invece no. Vogliono sentirsi dire che “lui tornerà”, che “è confuso”, che “la colpa non è tua”. Vogliono una cartomante che sia attrice, che sappia piangere con loro, che le coccoli con parole zuccherose, che le accompagni nel loro melodramma quotidiano come una comparsa devota. E guai a chi osa dire: “Forse è il momento di cambiare”. Perché la verità, quella vera, non è dolce. È ruvida, tagliente, ma è l’unica che salva. La dolcezza, quando è autentica, è un balsamo. Ma quando è richiesta come anestetico per non sentire il dolore della propria stagnazione, diventa una droga. E come tutte le droghe, crea dipendenza. Così, telefonata dopo telefonata, queste donne si crogiolano nel proprio pantano emotivo, cercando conforto in parole che non cambiano nulla, che non spostano di un millimetro la loro vita. E se provi a scuoterle, a dire loro che forse dovrebbero smettere di aspettare un messaggio che non arriverà mai, ti accusano di essere “freddo/a”, “poco empatica/o", “non abbastanza dolce”. PATETICHE.
LA DOLCEZZA NON È UN DOVERE. Non è un obbligo. E soprattutto, non è una moneta con cui comprare l’illusione. Il cartomante non è uno zuccherificio. Non è lì per addolcire la realtà, ma per illuminarla. Anche quando fa male. Anche quando la verità è che lui non ti ama, che non cambierà, che sei tu a dover prendere in mano la tua vita. Ma questo, per molte, è inaccettabile. Meglio restare nella palude, tra le braccia di una dolcezza finta, che affrontare il freddo dell’autenticità.
E allora eccole lì, le donnine del web, che cercano cartomanti a loro immagine e somiglianza: fragili, teatrali, complici del loro stesso autoinganno. Non vogliono essere salvate. Vogliono essere compatite. Vogliono che qualcuno le ascolti piangere, le accarezzi con parole vuote, le accompagni nel loro eterno lamento. E così, mentre il mondo cambia, loro restano ferme, immobili, avvolte in una coperta di zucchero che sa di muffa. Ma la dolcezza, quando è troppa, uccide. Non il corpo, ma l’anima. La rende molle, pigra, incapace di reagire. E allora, care signore, se cercate una voce che vi dica la verità, anche quando brucia, chiamate. Ma se volete solo una mamma finta che vi dica che andrà tutto bene mentre affondate, allora no. Non chiamate. Perché qui, la dolcezza non è un obbligo. È un dono. E i doni si meritano. Dedicato a te, donnina del web, che cerchi conforto nella voce di chi ti somiglia, per restare soffocata nella tua palude. Per sempre.
Siate intelligenti. Cristian 👋