Il velo sottile: Halloween, le tradizioni sarde e il viaggio simbolico dei Tarocchi
E se la notte dei defunti fosse un’occasione di rinascita? Tra antiche tradizioni sarde, misteri dell’inconscio e simbolismo dei Tarocchi, scopri come onorare il passato, affrontare le tue ombre e lasciare andare ciò che non ti appartiene più, trasformando ogni fine in un nuovo inizio.

Ci sono momenti dell’anno in cui la natura ci invita a rallentare, la luce cede il passo all’oscurità e il mondo esterno sfuma in una dimensione più intima e riflessiva. Tra la fine di ottobre e i primi giorni di novembre viviamo un tempo sospeso, una soglia in cui il confine tra visibile e invisibile, tra chi siamo stati e chi stiamo diventando, si fa straordinariamente sottile.
Oggi identifichiamo spesso questo periodo con Halloween, una ricorrenza nota a livello globale ma che affonda le sue radici nell’antica festa celtica di Samhain, il passaggio che segnava la fine del raccolto e l'ingresso nella stagione fredda. Eppure, per riscoprire il significato autentico di questa notte non serve guardare lontano. La tradizione sarda custodisce da secoli un legame viscerale e poetico con la memoria dei defunti attraverso i riti di Is Animeddas e del Su Mortu Mortu.
In queste sere, la morte non veniva vissuta come una minaccia, ma come una presenza familiare da integrare con rispetto. Le case si aprivano, le tavole venivano lasciate apparecchiate con cibi semplici e i bambini andavano di porta in porta chiedendo un'offerta per le anime del purgatorio. Era un atto di cura, di continuità e di memoria comunitaria: un modo per ricordare che i nostri antenati continuano ad abitare il nostro presente sotto forma di radici ed eredità emotiva. Nel percorso di crescita personale, la notte dei defunti e il tempo dell’ombra diventano potenti metafore psicologiche. Nella tarologia evolutiva e nel counseling, l’invisibile rappresenta tutto ciò che vive nel nostro inconscio: le radici familiari, le esperienze passate, ma anche le parti di noi che abbiamo dimenticato o che dobbiamo imparare a lasciar andare.
Gli Arcani offrono una chiave di lettura profonda per interpretare questa fase di passaggio.
Quando pensiamo all’Arcano XIII, comunemente chiamato la Morte, spesso la mente corre al timore della perdita. In realtà, nel linguaggio dei simboli, questa carta rappresenta la potatura necessaria: il taglio che libera il ramo secco per permettere all’albero di tornare a fiorire. Per far spazio a una nuova fase della vita occorre accettare che qualcosa si concluda, lasciando andare vecchi schemi, legami dolenti o ruoli che non ci appartengono più.
È un movimento che richiama anche altre forze della psiche. La Luna, con le sue acque profonde e la sua luce riflessa, ci invita a scendere nelle nostre zone d'ombra per ascoltare i ricordi e le emozioni rimosse. Il Giudizio rappresenta la chiamata al risveglio, la capacità di perdonare il passato e di affrancarsi dai pesi ereditati per vivere con maggiore autenticità. Perfino la figura del Bagatto, assimilabile ai bambini che bussano alle porte nell'antica tradizione, ci ricorda l'atteggiamento di purezza e curiosità con cui possiamo avvicinarci al mistero e all'ignoto.
Guardare a questa festività con gli occhi della simbologia ci permette di cambiare prospettiva. La domanda da porsi in questo tempo non è cosa rischiamo di perdere, ma quale parte di noi è pronta a trasformarsi e quali insegnamenti del passato possiamo onorare per camminare con più leggerezza.
Nel mio lavoro di tarologia e counseling, considero questi momenti di passaggio come preziose occasioni di ascolto e ripartenza. Le carte non servono a evocare paure o a fare previsioni sulla sorte, ma a tracciare ponti di consapevolezza tra ciò che è stato e ciò che può nascere.
Se stai attraversando una fase di chiusura, una scelta importante o un momento di transizione nella tua vita, una consulenza individuale di tarologia e counseling può aiutarti a leggere con chiarezza il significato simbolico e umano del tuo cammino.
Un abbraccio felice Mabel