Matrimoni Fake: Anatomia di un Patto Narcisistico
L’apparenza inganna: sguardi, sorrisi, promesse d’amore. Ma dietro il romanticismo si nasconde un patto narcisistico, un matrimonio-fake basato su bisogno, convenienza e paura di restare soli. Non è amore, è transazione. Non unione, ma fuga da sé stessi. Una recita ben vestita, applaudita ma vuota.

Quando due persone si incontrano per la prima volta, il copione è noto: sguardi, sorrisi, battute, attrazione. Si cerca il feeling, la compatibilità, il ritmo del dialogo. Ma sotto questa superficie, spesso si cela una domanda silenziosa, devastante, che cambia tutto: “Cosa posso ottenere da questa relazione?” Non chi sei, ma a cosa mi servi. Non ti amo, ma mi convieni.
Benvenuti nel mondo dei matrimoni fake. Un mondo dove l’amore è un travestimento, il romanticismo una strategia, e il legame una transazione. Dove l’unione non nasce dalla volontà di condividere, ma dalla paura di restare soli. Dalla manifesta incapacità di costruire una vita autonoma. E così, si firma un contratto invisibile: io ti do ciò che ti manca, tu mi dai ciò che non riesco ad avere da solo.
Lui, il protagonista maschile di questa tragedia borghese, è spesso un uomo che lavora molto. Ma non per sé. Lavora per una famiglia che ha costruito tutto, che lo tiene in ostaggio come figlio-fallito, incapace di farsi una strada propria. È un servo ben pagato, un automa con il portafoglio pieno e l’anima vuota. Ha denaro, sì. Ma non ha libertà. Non ha tempo. Non ha identità. E allora, compra. Compra compagnia, compra affetto, compra una donna che possa riempire il vuoto che non sa nemmeno nominare.
Lei, la controparte femminile, non è meno tragica. È affamata di vita, ma incapace di conquistarla da sola. Ha sogni irrealizzati, ambizioni frustrate, desideri narcisistici che non hanno mai trovato terreno fertile. E allora si consola. Si consola col tempo libero, col denaro che lui le garantisce, con la possibilità di fare tutto ciò che non ha mai avuto il coraggio o la forza di fare da sola. Non lo ama. Lo tollera. Lo usa. Lo stringe non per passione, ma per convenienza.
Il risultato è un matrimonio fondato sul nulla. Una struttura finta, tenuta in piedi da interessi incrociati e manipolazioni tacite. Lui stringe lei perché nessun’altra accetterebbe la sua vita da schiavo dorato. Lei stringe lui perché nessun altro le darebbe accesso a quel benessere che le permette di fingere di essere realizzata. Si usano. Si sfruttano. Si mentono. E sopra tutto questo, le parole “amore”, “ti amo”, “sei tutto per me” vengono pronunciate come formule magiche, svuotate di ogni significato.
È una recita. Una messinscena. Un patto tra due solitudini che si fingono coppia. E il pubblico applaude, ignaro. Le foto sui social, le vacanze, i sorrisi forzati. Tutto è facciata. Tutto è marketing relazionale. Ma dietro le quinte, c’è solo angoscia, squallore, perversione. Un legame che non libera, ma imprigiona. Un amore che non nutre, ma consuma.
Eppure, funziona. Perché entrambi hanno ciò che vogliono. Lui ha una donna che lo fa sentire meno inutile. Lei ha una vita che sembra piena. Nessuno ama davvero. Ma nessuno se ne va. Perché in fondo, in questo matrimonio fake, l’usarsi è la regola. E la regola non si infrange. SI CELEBRA.
Mi auguro che il vostro matrimonio non sia così, un "nuziale" saluto da Cristian 👋